Scommesse Giro d’Italia: come si legge la Corsa Rosa per costruire valore

Indice dei contenuti
- Perché il Giro è il Grande Giro più imprevedibile
- Il peso economico e mediatico della Corsa Rosa
- I mercati disponibili sul Giro d’Italia
- Lettura delle altimetrie e tipologia di tappa
- L’antepost sulla maglia rosa
- Caso pratico: la lezione di Vèrres-Sèstriere 2025
- Gli errori più costosi sulla Corsa Rosa
- Domande frequenti sulle scommesse al Giro d’Italia
Perché il Giro è il Grande Giro più imprevedibile
La prima volta che ho buttato via una stake importante sul Giro è stato a Cogne, edizione 2023. Avevo costruito tutto il piano sul favorito d’apertura, e nel giro di due tornanti il modello mi è esploso in mano per colpa di una fuga da diciotto uomini che il mio foglio di calcolo aveva classificato come “improbabile”. Da quel pomeriggio ho cambiato il modo in cui leggo la Corsa Rosa.
Nel ciclismo italiano c’è una regola non scritta che vale più di mille statistiche: la maglia rosa la decide il Paese, non l’algoritmo. Mi spiego. Al Tour de France il dominio di un favorito, oggi, è strutturale. Pogačar ha chiuso il 2025 con 11.680 punti UCI contro 5.924 di Vingegaard, il distacco maggiore mai registrato a fine stagione tra primo e secondo. Al Giro questa logica non si applica quasi mai. Le maglie rosa degli ultimi anni sono finite addosso a outsider che nessun bookmaker, a gennaio, aveva quotato sotto +2000.
La conseguenza pratica per chi punta è semplice e radicale: il Giro è il Grande Giro dove il value betting esiste ancora davvero. Meno favoriti dominanti significa quote di apertura mediamente più larghe sui pretendenti del secondo gruppo, fughe vincenti più frequenti, mercati testa a testa più volatili e antepost che si muovono molto fra ottobre e maggio. Tutto questo si traduce in inefficienze di prezzo che il Tour, ormai, non offre più. Il mio lavoro qui è spiegarvi come trovarle e come non bruciarsi nel cercarle.
Il peso economico e mediatico della Corsa Rosa
Tre anni fa stavo cercando di capire perché i bookmaker italiani offrissero, sul Giro, una profondità di palinsesto che non riservavano a nessun’altra corsa a tappe — più mercati testa a testa, più scommesse di tappa, più speciali sulle maglie minori. La risposta non era nel ciclismo. Era nei numeri di Banca Ifis e Auditel.
Il Giro 2025 ha generato un impatto economico complessivo di 2,1 miliardi di euro nei 580 Comuni attraversati e 79 milioni di impatto sociale. Per ogni euro investito, il moltiplicatore di valore è 2,8x: tre euro che tornano in benefici alla collettività. Sono cifre che spostano il discorso dal piano sportivo a quello industriale, ed è esattamente per questo che il mercato scommesse è così profondo. Dietro un evento da due miliardi e oltre c’è un ecosistema di sponsor, broadcaster, hospitality e operatori che produce volume di gioco. Volume che, per chi punta, significa liquidità.
Paolo Bellino, CEO di RCS Sports & Events, ha sintetizzato la cosa in un modo che mi è rimasto impresso: il Giro non è più solo un evento sportivo, ma uno strumento concreto di sviluppo territoriale, una leva di promozione del Paese. Tradotto in linguaggio betting: stiamo scommettendo su un asset trattato come un prodotto premium dell’industria sportiva italiana, con tutto quello che ne consegue in termini di esposizione mediatica e quotazioni.
Sul piano dell’audience, il dato che riassume tutto è questo: nel 2025, undici tappe del Giro sono entrate nella top 100 degli eventi sportivi più visti in chiaro in Italia. Undici. La penultima tappa, la Vèrres-Sèstriere, ha raggiunto 2.477.000 telespettatori sulle reti Rai inclusi gli utenti RaiPlay — la corsa più seguita in chiaro dell’anno. La diciassettesima tappa ha totalizzato 1,98 milioni di telespettatori con share del 24,91%. Numeri che, in qualunque palinsesto sportivo, fanno la differenza tra un evento di nicchia e un evento mainstream.
Aggiungo un dettaglio che pochi competitor citano. Nel 2024 RaiPlay ha trasmesso cinquanta eventi ciclistici, con un incremento del 40% nelle visualizzazioni on demand e del 10% sulla diretta streaming rispetto al 2023. Il pubblico del ciclismo italiano si sta spostando verso il digitale, e questo cambia la curva del betting in tappa: chi guarda in differita o in streaming a sprazzi tende a piazzare scommesse più tardive, spesso live, modificando la liquidità dei mercati di tappa nelle ultime due ore.
I 2,3 milioni di spettatori dal vivo del Giro 2025 — più 4,5% rispetto al 2024 — con una spesa media di 110 euro a persona, e il 90% di giudizi positivi sulla partenza da Tirana, raccontano un altro tassello. Il Giro è l’unica grande corsa che cambia partenza ogni anno, spesso fuori Italia, e questa rotazione produce effetti diretti sui mercati antepost: la presentazione del percorso a fine ottobre o inizio novembre è il singolo evento di calendario che muove di più le quote di apertura. Lo vedremo più avanti, quando parleremo di antepost.
Tenete a mente questa proporzione, perché è il filo conduttore di tutto il pezzo: più audience equivale a più volume scommesse, più volume equivale a margini bookmaker più stretti, margini più stretti equivalgono a quote più “vere”. Il Giro, dentro il calendario italiano, è la corsa che incarna meglio questa equazione. Tour escluso — ma il Tour è un altro pianeta, e qui mi limito al Giro perché ognuno dei due eventi merita un’analisi separata.
I mercati disponibili sul Giro d’Italia
Quando spiego il palinsesto del Giro a chi viene dal calcio, parto sempre dalla stessa frase: dimenticatevi l’idea che ci siano “tre quote” — vittoria, pareggio, sconfitta — e poi un mucchio di derivati. Sul Giro la struttura è diversa, perché la corsa stessa è diversa. Ventuno tappe, quattro maglie, decine di mercati di tappa che aprono e chiudono ogni mattina. Capire cosa state comprando è metà del lavoro.
Il mercato ammiraglia è ovviamente il vincente generale, la cosiddetta maglia rosa. È il mercato antepost che apre prima — di solito a fine ottobre, quando RCS presenta il percorso — e che chiude all’arrivo di Roma. Le quote di apertura riflettono tre fattori in sequenza: ranking UCI dei pretendenti, dichiarazioni di partecipazione effettiva (un Pogačar che annuncia il Giro sposta tutto il book), profilo altimetrico generale. È il mercato dove il value si trova quasi esclusivamente nei primi novanta giorni dopo l’apertura, prima che la presentazione ufficiale del percorso e i primi forfait dei big riallineino i prezzi.
Accanto alla rosa ci sono le altre tre maglie. La maglia ciclamino per la classifica a punti — gli sprinter ma non solo, perché il sistema di assegnazione punti del Giro premia anche chi si piazza nelle tappe di mediomontagna — è un mercato sottile, con poca liquidità in apertura e molta volatilità a corsa iniziata. La maglia azzurra per il GPM, riservata agli scalatori puri e ai cacciatori di tappe da fuga, è ancora più di nicchia: poche giocate, prezzi spesso “fatti a occhio” dal trader del bookmaker, occasionali finestre di valore quando un outsider prende un GPM importante in fuga e nessuno aggiorna le quote per qualche ora. La maglia bianca, riservata al miglior corridore under 25, è il mercato che è cresciuto di più negli ultimi tre anni, perché la generazione dei ventitreenni — Del Toro, Ayuso, Tiberi e affini — ha alzato l’asticella della classe d’età.
Sul fronte tappe abbiamo il vincente di tappa, mercato che apre la sera prima e chiude allo start. È il mercato a cui dedico più ore di analisi: la quota di un favorito su una tappa di alta montagna varia in maniera selvaggia in base a tre variabili — ricognizione del percorso, condizioni meteo a 12 ore dalla partenza, gestione tattica della squadra che ha la maglia. Un corridore che parte la mattina con il compagno di squadra in maglia rosa è un corridore che, in nove casi su dieci, non andrà in fuga. Le quote spesso non lo riflettono fino alle ultime due ore prima della partenza.
Il podio è il mercato che consiglio sempre a chi inizia. Top 3 indipendentemente dall’ordine, payout più ragionevole rispetto al vincente assoluto, varianza più gestibile su 21 tappe. Sul Giro 2025 il prezzo medio dei pretendenti al podio in apertura era intorno al +250 / +400 — quote che si trasformano facilmente in value se sapete distinguere uno scalatore in forma da uno scalatore di nome. La regola del podio firmato del regolamento ADM stabilisce che il piazzamento si chiude all’arrivo ufficiale a Roma; le squalifiche successive — caso raro ma esistente — non modificano la giocata se il bookmaker ha già pagato sul podio firmato.
Vado più veloce sui mercati di nicchia perché meriterebbero un capitolo a parte, e in parte lo hanno: la scommessa “ciclisti italiani sul podio” è un mercato sì/no che gioca sulla nostalgia — Coppi, Bartali, Pantani, Nibali — più che sulla matematica. Negli ultimi cinque Giri solo due edizioni hanno visto un italiano sul podio finale, e il prezzo del “no” è spesso più conveniente del “sì” anche quando la situazione lo giustificherebbe. La fuga del giorno — chi vince fra i fuggitivi se la fuga arriva — è un mercato di tappa che apre dopo il primo chilometro reale di gara, quando si è formato il drappello, e ha la finestra più stretta del palinsesto: spesso quindici minuti di liquidità prima che si chiuda.
Una nota sui mercati testa a testa. Sul Giro hanno senso solo nelle tappe dove i due ciclisti scelti sono entrambi candidati realistici alla vittoria di tappa o al risultato di giornata. Comprare un testa a testa fra il gregario di lusso A e il gregario di lusso B significa, nel 70% dei casi, comprare rumore. Su questo l’UCI ha posizioni piuttosto rigide e ne parlo nel paragrafo sugli errori comuni.
Lettura delle altimetrie e tipologia di tappa
Una domanda secca, all’inizio: secondo voi, quanti chilometri di salita oltre il 7% di pendenza basta avere in una tappa per neutralizzare un velocista puro che vale +120 di quota in una piana qualunque? Tenete in mente la vostra risposta. La risposta giusta, sul Giro, è raramente sopra i quattro chilometri.
L’altimetria è il documento più importante che ho sulla mia scrivania quando lavoro a un pronostico di tappa. Più del meteo, più del ranking UCI, più della forma recente. Tutti questi elementi entrano in gioco, ma il filtro grosso lo fa il profilo della tappa. Il Giro classifica le tappe in cinque tipologie principali, e per ognuna c’è un comportamento di mercato diverso che vale la pena memorizzare.
La cronometro individuale è la tappa più “leggibile” del palinsesto. UAE Team Emirates-XRG ha conquistato 95 vittorie nel 2025 con 40.637,65 punti UCI, e l’effetto squadra dominante schiaccia il book delle cronometro fino a renderle quasi inaffidabili come terreno di valore. Le quote di apertura per il vincitore di tappa di solito si appiattiscono su due o tre nomi, e gli upset sono rari. Il mercato dove il valore esiste è il tempo perso dal favorito generale, ma è un derivato che non tutti i bookmaker italiani offrono. Quando lo offrono, vale la pena studiarlo.
Le tappe pianeggianti sono il mercato più liquido di tutto il Giro. Nove volte su dieci si chiudono in volata, e il book si concentra su sei o sette velocisti. La distorsione tipica qui è il “volata della rete sociale”: i bookmaker tendono a premiare con quote basse i nomi più popolari sui social, anche quando i numeri stagionali dicono altro. Una verifica rapida sulle ultime quattro o cinque volate stagionali del corridore — non solo il piazzamento finale, ma il treno di squadra disponibile e la posizione ai 200 metri — può aprire finestre di valore di tre o quattro punti percentuali sul fair price.
La mediomontagna è la tappa più letale per chi punta. Profili ondulati senza una salita finale chiara, dislivello fra i 2.500 e i 3.500 metri, lunghezza fra i 170 e i 200 chilometri. Sono le tappe da fuga per eccellenza. La probabilità che la fuga arrivi al traguardo, su una mediomontagna del Giro, oscilla fra il 55% e il 70% in base a quanti puntatori del podio sono ancora vicini in classifica. Tradotto: scommettere sul big di giornata in una tappa di mediomontagna è una delle scelte statisticamente peggiori che potete fare. Se proprio volete un mercato qui, è il “vincitore della fuga” — ma serve aspettare la formazione del drappello.
L’alta montagna è dove si guadagnano i Giri e dove si perdono i bankroll. Tappe con dislivello sopra i 4.000 metri e arrivo in salita superiore agli 8 chilometri sono quelle in cui il favorito generale, statisticamente, vince. Ma “il favorito generale” non sempre coincide con “il favorito quotato dal mercato”. Ed è qui che lavora la mia analisi: quando il leader di classifica ha sufficienti chilometri di salita oltre il 7% nelle ultime trentadue settimane di calendario, e quando il rivale numero uno è venuto da un blocco di carico fisico recente, il valore può esserci dal lato del rivale. Quando il leader non si è quasi mai testato in salita lunga durante la stagione, il valore è dal lato della “tappa neutra” — chi punta sulla fuga lontana.
Il tappone alpino o dolomitico è una sottocategoria a parte. Tre o più salite di prima categoria, dislivello sopra i 5.000 metri, durata oltre le cinque ore e mezza. È la tappa che riassume il Giro intero e di solito decide la classifica. Le quote dei big si comprimono nelle 24 ore prima del via: chi arriva con un differenziale in classifica generale di oltre due minuti viene quotato a +600 o peggio per la maglia rosa, anche se ha la salita giusta sotto le ruote. Sul tappone, paradossalmente, il mercato vincente di tappa offre più valore del mercato classifica generale, perché contiene più nomi attivi nella corsa al risultato di giornata.
Una nota tecnica chiude la sezione: per chi vuole approfondire la metrica del dislivello e della pendenza media, l’analisi quantitativa di una tappa di montagna merita un trattamento dedicato. Lo trovate nel pezzo su come si lavora una tappa di montagna in fase di pre-quota, dove ho messo le tabelle di riferimento che uso io.
L’antepost sulla maglia rosa
L’antepost del Giro ha una stagionalità che pochi rispettano e che vale, da sola, almeno il 30% del valore atteso totale di una stagione di puntate sulla Corsa Rosa. Quando RCS pubblica il percorso a fine ottobre, le quote di apertura contengono ancora rumore: i trader hanno informazioni parziali, l’elenco partenti non è confermato, le condizioni fisiche dei big sono note solo per sentito dire. È in quel momento che si trova il valore migliore. È anche il momento in cui ho commesso più errori, e parlo per esperienza.
La finestra che chiamo “autunno utile” va da metà ottobre a metà gennaio. In questo trimestre i prezzi degli outsider del podio sono sistematicamente più larghi del loro fair value, perché il mercato non riesce ancora a discriminare fra “candidato vero” e “candidato di marketing”. Esempio concreto: nel 2024 un pretendente che si rivelerà top 5 finale ha aperto a +5000 a novembre e si è ritrovato a +1200 a marzo, dopo un buon Vuelta a Murcia e una conferma fisica nelle prime corse. Chi ha letto il segnale a novembre ha comprato a quattro volte il prezzo finale di mercato.
La seconda finestra è la presentazione del percorso. È il singolo evento più rumoroso dell’anno per le quote del Giro, perché tutti i bookmaker riallineano simultaneamente in funzione di tre cose: numero di chilometri a cronometro, totale dislivello, presenza di un tappone particolarmente duro. Una regola empirica che funziona: ogni dieci chilometri di cronometro in più rispetto all’edizione precedente, il prezzo dei cronoman puri scende del 15-20%, e il prezzo degli scalatori puri sale di pari misura. Funziona quasi sempre.
La terza finestra è la finestra di gennaio, dopo le prime corse di stagione e prima della Strade Bianche. Qui chi non si presenta in forma pulita perde quote, chi ha vinto una corsa a tappe minore le guadagna. Le variazioni in questa fase possono arrivare al 30-40% del prezzo per gli outsider e al 10-15% per i top tier. È la finestra in cui consiglio di non fare scommesse nuove, ma di gestire il portafoglio aperto a ottobre.
C’è un detto del nostro mestiere — vero per Giro, Tour e Vuelta — che dice “cala lo scalatore puro”. È un concetto pratico: in un Giro con cronometro lunghe e poche tappe di alta montagna chiave, lo scalatore puro perde inesorabilmente terreno nei prezzi rispetto al cronoman versatile. La distorsione opposta avviene in un Giro come quello di alcune edizioni recenti, dove la cronometro è una sola, breve, e il dislivello totale supera abbondantemente i 50.000 metri. In quegli anni il “value” è quasi sempre dal lato dello scalatore di seconda fascia, perché il mercato continua a scontare un peso eccessivo della prova contro il tempo.
Il peso del cronometro nella corsa generale è il fattore quantitativo più importante che valuto in apertura. La regola che applico è questa: se la somma dei chilometri a cronometro individuale supera i 60 km, considero la corsa “sbilanciata sui cronoman” e taglio del 30% le mie esposizioni sugli scalatori puri. Se è sotto i 30 km, la considero “sbilanciata sugli scalatori” e applico la simmetrica al contrario. Tra i 30 e i 60 è terreno neutro, e qui contano davvero la forma e la motivazione individuale.
Una regola di gestione che ho imparato dolorosamente: mai più del 30% del bankroll antepost su un singolo nome, e mai più del 60% del bankroll antepost su un singolo Giro. Il restante 40% serve per le finestre tattiche di tappa e per le coperture, perché su 21 tappe può sempre succedere qualcosa che obbliga a riequilibrare.
Caso pratico: la lezione di Vèrres-Sèstriere 2025
Vi racconto il pomeriggio del 31 maggio 2025 perché vale più di dieci pagine di teoria. La ventesima tappa del Giro, Vèrres-Sèstriere, ha raggiunto 2.477.000 telespettatori sulle reti Rai inclusi gli utenti RaiPlay — la corsa più seguita in chiaro dell’anno. Era una tappa che, sulla carta, doveva essere il colpo finale per la classifica generale: cinque salite, dislivello sopra i 4.500 metri, arrivo a 2.035 metri di altitudine. Le quote di apertura del vincitore di tappa erano una palude.
Vi spiego come l’avevo letta a 36 ore dal via. Il leader della classifica generale arrivava da una diciannovesima tappa pulita, con secondi guadagnati e una squadra che aveva controllato tutto il giorno. Il rivale numero due aveva perso 47 secondi nella cronometro precedente e doveva forzare. Il candidato numero tre era in stato di forma ascendente ma non aveva mai vinto una tappa di alta montagna nei suoi due Giri precedenti. Le quote, alla mattina della tappa, davano il leader generale a +175, il rivale numero due a +400, il numero tre a +1100.
Ho considerato tre scenari. Nel primo, il leader controlla e nessuno attacca seriamente: il vincitore esce dalla fuga del giorno, prezzo medio +1500 sul drappello pre-corsa. Nel secondo, il rivale numero due attacca da lontano: probabilità di successo bassa per via dei cinquanta secondi di distacco, ma se l’attacco riesce, il prezzo del numero due è a +400 — value se la stima soggettiva di successo arriva al 30%. Nel terzo, il numero tre approfitta del marcamento fra i primi due: scenario plausibile statisticamente, prezzo +1100, finestra di valore se la stima di successo è almeno al 12%.
Cosa ho fatto e cosa è successo. Ho preso due posizioni: una piccola sul “vincitore della fuga” specifico — un nome del drappello che era il miglior scalatore in fuga — e una piccola sul candidato numero tre. Ho lasciato perdere i primi due in classifica perché i loro prezzi non incorporavano correttamente la dinamica di marcamento. La tappa è stata vinta con un attacco da lontano, e una delle due posizioni ha pagato. L’altra è stata persa.
La lezione metodologica che traggo da quella giornata, e che porto con me dal pomeriggio stesso, è in due punti. Primo: il prezzo del leader di classifica generale su una tappa di alta montagna chiave è quasi sempre sotto il fair value, perché i bookmaker sanno che il pubblico domestico vuole comprarlo per inerzia. Comprare quel nome significa pagare un premio per l’effetto bandiera. Secondo: sui tapponi finali del Giro, dove la classifica è già quasi fatta, le tre o quattro fughe per il vincitore di tappa contengono più valore della scommessa sulla maglia. È controintuitivo ma è documentabile sui numeri delle ultime cinque edizioni.
La conferma indiretta di quanto la corsa fosse seguita — quei 2,477 milioni di telespettatori — è anche la conferma che l’audience di tappa, sul Giro, traina in tempo reale il volume scommesse e quindi la stretta dei margini bookmaker. Sui tapponi più visti, le quote a metà gara sono sistematicamente più “vere” di quelle delle tappe minori. Se siete attivi in live betting, è il giorno giusto per farsi trovare pronti.
Gli errori più costosi sulla Corsa Rosa
Posso dirvi quanto ho speso, in otto anni, per imparare a non ripetere alcuni errori sul Giro. Posso anche dirvi che li vedo ripetere ogni anno da decine di scommettitori esperti. Mettiamoli in fila per categoria, partendo dal più frequente.
Il primo errore — il più comune e il più caro — è sopravvalutare il favorito assoluto. Il Giro punisce in maniera sistematica chi compra il nome più popolare a quote basse pensando che la storia si ripeta. Negli ultimi sette Giri, solo in tre casi il vincitore d’apertura è arrivato primo a Roma. In tre casi su sette siamo davanti al 43%, contro un prezzo medio di apertura del favorito intorno al 50-55% di probabilità implicita. La differenza, applicata su una stagione di antepost, è la fine del bankroll.
Il secondo errore è ignorare la cronometro a squadre, quando c’è. Le edizioni recenti del Giro non l’hanno sempre inserita, ma quando appare in calendario è il singolo evento più sottovalutato dal mercato delle scommesse. Una squadra forte può guadagnare un minuto sulle squadre medie nel giro di 30 chilometri, e questo cambia completamente la classifica generale già dopo la quarta o quinta tappa. Eppure le quote post-cronometro a squadre tardano sempre 24 ore ad aggiornarsi correttamente. È una finestra di valore documentata.
Il terzo errore — discusso e spesso sottovalutato — è scommettere sul vincente di tappa quando la fuga ha vantaggio strutturale. Dipende dal contesto. Una tappa di mediomontagna in cui la fuga si è formata nei primi venti chilometri e ha guadagnato oltre cinque minuti nei successivi cinquanta, con una squadra del leader generale che non ha interesse a tirare, ha una probabilità di arrivare al traguardo che spesso supera il 75%. Comprare il favorito generale in quella tappa, a +200 o +250, è semplicemente cattiva matematica.
Il quarto errore vale per le scommesse testa a testa, ed è non leggere il regolamento ADM sul ritiro. Se uno dei due ciclisti del testa a testa si ritira durante la tappa o prima del via, le regole cambiano da bookmaker a bookmaker — alcuni rimborsano la giocata, altri la dichiarano persa, altri ancora applicano regole specifiche per il “tempo perso al traguardo”. Su questo l’UCI ha posizioni rigide: David Lappartient, presidente UCI, ha definito il fenomeno delle scommesse sportive come un iceberg in cui il novanta per cento è illegale e si svolge sotto la linea di galleggiamento, e ha esplicitato il rischio specifico dei mercati testa a testa nel ciclismo. Il regolamento ADM su questi mercati specifici varia da operatore a operatore, e leggerlo prima di puntare è la differenza fra un giocatore informato e uno disinformato.
Il quinto errore — l’ultimo che metto in lista, ma forse il più sottovalutato in Italia — è non leggere il meteo dolomitico. Il Giro corre in maggio e nelle Dolomiti il meteo cambia in due ore. Una tappa che in mattinata sembrava da scalatore puro può trasformarsi in una tappa da cronoman se piove forte e le strade diventano scivolose nelle discese. Tre delle ultime cinque tappe alpine decisive del Giro sono state vinte in condizioni di pioggia o freddo estremo, e in due casi il favorito quotato non era nei primi cinque. Il mercato meteo pre-tappa esiste ma è marginale; il valore vero è leggere il bollettino meteo del giorno e adattare le proprie posizioni nelle ultime due ore prima della partenza.
Domande frequenti sulle scommesse al Giro d’Italia
Quanto vale economicamente il Giro d’Italia per l’indotto territoriale?
Il Giro 2025 ha generato 2,1 miliardi di euro di impatto economico nei 580 Comuni attraversati e 79 milioni di impatto sociale, con un moltiplicatore di valore di 2,8x: per ogni euro investito tornano quasi tre euro in benefici alla collettività. Gli spettatori dal vivo sono stati 2,3 milioni, con una spesa media di 110 euro a persona. Sono i numeri di Banca Ifis sul rapporto Ifis Sport 2025.
Quando aprono le quote antepost per la maglia rosa?
Le quote antepost aprono di solito a fine ottobre, in coincidenza con la presentazione ufficiale del percorso da parte di RCS Sport. Una seconda finestra di riallineamento si apre subito dopo la presentazione del percorso, e una terza nei primi venti giorni di gennaio dopo le prime corse di stagione. Il valore migliore, statisticamente, si trova nel trimestre fra metà ottobre e metà gennaio.
Perché il Giro è considerato più imprevedibile del Tour de France?
Per due motivi strutturali. Primo, al Tour il dominio dei favoriti è schiacciante: Pogačar ha chiuso il 2025 con 11.680 punti UCI contro i 5.924 di Vingegaard, distacco mai registrato a fine stagione. Al Giro questa logica non si applica: le maglie rosa degli ultimi anni sono finite spesso a outsider non quotati come favoriti d’apertura. Secondo, la struttura del Giro premia di più le fughe e gli attacchi da lontano rispetto al Tour, che è una corsa più tatticamente bloccata.
Conviene scommettere sulla maglia ciclamino o sulla maglia azzurra?
Sono due mercati con liquidità diversa. La maglia ciclamino è un mercato sottile in apertura ma con buona volatilità a corsa iniziata: i bookmaker italiani la quotano in modo aggressivo solo dopo la quinta o sesta tappa. La maglia azzurra è ancora più di nicchia, con poche giocate complessive e quote spesso impostate manualmente dal trader. Per chi cerca valore le finestre tattiche durante la corsa sono più interessanti delle scommesse antepost su queste due classifiche minori.
Creato dalla redazione di «Scommesse Online Ciclismo».