Impatto economico del Giro d’Italia 2025: il rapporto Banca Ifis spiegato

Tappa del Giro d'Italia con la maglia rosa in azione tra i borghi di un comune italiano

Il giorno in cui ho capito che il Giro non è solo una corsa

Era ottobre 2025 quando ho letto per la prima volta il rapporto Ifis Sport sul Giro d’Italia. Avevo davanti due cifre che mi hanno fatto chiudere il file e riaprirlo: 2,1 miliardi di euro di impatto economico, 79 milioni di impatto sociale. Non parliamo del fatturato di RCS Sport, non parliamo dei diritti tv: parliamo del valore complessivo che la Corsa Rosa muove nei 580 Comuni che attraversa ogni primavera. Quando lavori con le scommesse, sei abituato a leggere bilanci di operatori, raccolta ADM, payout. Numeri lineari. Quel rapporto ha aggiunto una dimensione che di solito ignoriamo: lo sport come moltiplicatore territoriale.

Raffaele Zingone, Condirettore Generale e Chief Commercial Officer di Banca Ifis, lo ha sintetizzato così quando il rapporto è stato presentato: “Lo sport genera valore, non solo economico, ma anche sociale: questa ricerca è un esempio virtuoso di questo modello. Nel caso del Giro d’Italia, il valore della manifestazione è anche culturale grazie a una storia di oltre cent’anni che attraversa in ogni edizione tutto il Paese, valorizzando tutte le bellezze, anche produttive, che la nostra Banca sostiene da oltre quarant’anni”. Una frase che avrei potuto archiviare come retorica corporate, se non fosse stata accompagnata da una metodologia trasparente e da numeri verificabili. È quel rapporto che voglio leggere con voi oggi, perché chi scommette sul Giro deve sapere che la corsa che guarda in tv è solo la punta dell’iceberg di un ecosistema che muove miliardi.

L’impatto economico misurato da Banca Ifis non è una stima generica: è la somma di consumi diretti dei team, spesa degli spettatori sul territorio, ricadute su alberghi, ristoranti, fornitori, indotto produttivo locale lungo l’intero tracciato. Per voi che scommettete, questo significa una cosa semplice: il Giro non rischia di sparire, non rischia di essere ridimensionato, non è una corsa che gli sponsor abbandoneranno alla prima difficoltà. Quando capite la dimensione del valore generato, capite anche perché i mercati antepost della Corsa Rosa restano liquidi mesi prima della partenza.

Il moltiplicatore 2,8x e cosa significa davvero

Mio cugino, che insegna economia aziendale, mi ha sempre ripetuto che i moltiplicatori vanno guardati con sospetto: dipendono dalla metodologia, dalle assunzioni, dai perimetri. Quando però ho visto il numero del Giro – un moltiplicatore di valore di 2,8x – ho fatto la stessa cosa che ho fatto col rapporto Ifis: l’ho letto due volte. Significa che per ogni euro investito nella manifestazione, ne vengono restituiti quasi tre in benefici alla collettività. Non è marketing: è la differenza tra costi sostenuti dagli organizzatori, dalle istituzioni, dai team – e il valore che torna in forma di indotto, attività economica, salute pubblica, turismo, immagine territoriale.

Per chi scommette professionalmente, questo numero ha una conseguenza pratica. Quando un evento ha un moltiplicatore così alto, la pressione politica e istituzionale a difenderlo, sostenerlo, ampliarlo è strutturale. Le Regioni litigano per ospitare partenze e arrivi. I Comuni mettono risorse per attrezzare passaggi sul proprio territorio. Lo Stato albanese, nel 2025, ha pagato per ospitare la Grande Partenza a Tirana – e secondo il rapporto Ifis il 90% degli intervistati ha giudicato positivamente quella scelta. Tutto questo si traduce in una garanzia di continuità per il prodotto Giro che si riflette su quote, palinsesti, copertura mediatica.

Il moltiplicatore 2,8x lavora su tre direttrici. La prima è economica diretta: spesa dei team durante la corsa, alberghi pieni nelle città di partenza e arrivo, ristoranti, trasporti. La seconda è economica indiretta: indotto sui fornitori locali, dal noleggio veicoli al catering, dalle barriere di sicurezza alla logistica. La terza è sociale: il rapporto stima 79 milioni di impatto sociale derivante dalla promozione dell’attività fisica, dal valore culturale della manifestazione, dall’immagine restituita ai territori. È quest’ultima componente che rende il Giro un asset di sistema, non un semplice evento sportivo. Per chi scommette, è la garanzia che parla un linguaggio diverso da quello dei rumors di calciomercato: il Giro non si sgretola.

I 2,3 milioni di spettatori sul ciglio della strada

Una sera, alla partenza di tappa di Brescia 2025, ero sul marciapiede a duecento metri dal palco di firma. Avevo controllato i quotidiani locali: si parlava di una folla attesa di sessantamila persone solo in città. Quando ho visto la transenna dietro di me piena tre file, ho capito che il dato non era gonfiato. Banca Ifis ha quantificato gli spettatori dal vivo del Giro 2025 in 2,3 milioni di persone, in crescita del 4,5% rispetto al 2024, con una spesa media stimata di 110 euro a persona. Moltiplicate i due numeri: parliamo di un giro economico diretto, solo lato spettatori in loco, vicino ai 250 milioni di euro.

Per uno scommettitore, capire questa dimensione cambia il modo in cui si leggono certi mercati. Quando ci sono partenze in regioni con storia ciclistica forte – Lombardia, Veneto, Toscana, Emilia-Romagna – l’ondata di pubblico in arrivo significa che gli alberghi della zona sono saturi, gli organizzatori hanno la massima visibilità, gli sponsor pretendono tappe spettacolari. Il prodotto televisivo che ne deriva è curato, le inquadrature sulle salite sono lunghe, le fughe vengono valorizzate. Non è solo questione di romantici dietro il manubrio: è che il valore commerciale dell’evento dipende dalla qualità del racconto, e il racconto si costruisce su tappe selettive.

La partenza dall’estero, dal canto suo, è diventata uno strumento di posizionamento. Tirana 2025 ha generato il 90% di giudizi positivi nelle interviste raccolte da Banca Ifis, secondo il rapporto Ifis Sport. Significa che la formula della Grande Partenza fuori confine non è un esperimento: è un modello che gli organizzatori useranno ancora. Per le scommesse, traduco: aspettatevi più tappe iniziali in contesti non tradizionali, con dinamiche meno prevedibili nelle prime giornate, vento, strade inattese. È esattamente il tipo di scenario in cui i favoriti antepost vengono messi alla prova prima del previsto, e in cui qualche maglia rosa effimera nelle prime tappe può aprire mercati di valore per chi conosce il territorio.

50 mezzi, 20 telecamere, 5,5 milioni: l’industria invisibile

La maggior parte di chi guarda il Giro in tv non si chiede chi sta producendo le immagini. Lo davo per scontato anch’io, fino a quando ho letto il dettaglio sulla produzione tv 2025: 50 mezzi mobili, 20 telecamere, un investimento complessivo di 5,5 milioni di euro per la sola realizzazione del segnale internazionale. La partnership che firma questo lavoro è EMG Italy – il broadcaster di servizio – insieme a RCS Sport che gestisce l’evento. Per dare un’idea del salto, la produzione del Giro è oggi paragonabile a quella di eventi calcistici di prima fascia, con una difficoltà aggiuntiva: il movimento. Una partita di calcio si gioca su un rettangolo di cento metri per settanta. Una tappa del Giro si snoda su duecento chilometri di strade strette, salite, gallerie, e va trasmessa per cinque-sei ore consecutive senza buchi.

Questa industria invisibile è quella che permette ai bookmaker di offrire mercati live durante la corsa. Senza il segnale tv di qualità, senza i grafici overlay con distacchi e pendenze, senza le telecamere che inquadrano la fuga e il gruppo simultaneamente, il betting in-play sul ciclismo non esisterebbe nella forma che conosciamo. Quando piazzate una giocata sul vincitore di tappa a venti chilometri dal traguardo, lo fate perché avete visto il distacco scendere da due minuti e quaranta a un minuto e dieci, perché avete visto la firma del lavoro della UAE in coda al gruppo, perché avete visto un attacco partire dalla fuga. Tutto questo è il prodotto di quei 50 mezzi e 20 telecamere. Quando ne parlo agli amici, spiego sempre che la qualità del feed tv è una risorsa di mercato per chi scommette: meno informazione visiva = meno edge possibile.

Il modello economico del Giro, secondo l’analisi di Sport e Finanza pubblicata a giugno 2025, poggia per il 45% del fatturato sulle sponsorizzazioni, con un peso più contenuto dei diritti tv rispetto al modello francese del Tour de France. Il Tour vive di diritti tv globali – France Télévisions, NBC, Eurosport in tutta Europa, Asia, mondo arabo. Il Giro vive di sponsor che vogliono parlare al pubblico italiano e ai mercati limitrofi, con un export di immagine che è cresciuto ma resta secondario. Per chi scommette, questa differenza ha un effetto concreto: il Giro è meno esposto a shock dei diritti tv internazionali, ma è più sensibile alla salute degli sponsor di settore – banche, energia, automotive, turismo. Quando lo scenario macroeconomico italiano traballa, il Giro lo sente prima del Tour. Per chi vuole capire come il prodotto televisivo della Corsa Rosa si confronta con il dato di pubblico, ho dedicato un’analisi specifica all’audience tv del ciclismo in Italia con i numeri completi delle stagioni recenti.

Il Giro come ecosistema, non come tabellone

Quando insegno a un amico come si leggono le scommesse sul Giro d’Italia, finisco sempre per dirgli la stessa cosa: dimentica il tabellone delle quote e guarda l’evento come un ecosistema. La Corsa Rosa non è un televisore acceso di domenica pomeriggio. È un’industria con duemila persone in carovana, 580 Comuni che mettono mano al portafoglio per ospitarla, sponsor che pagano per essere associati a tappe specifiche, federazioni regionali che lottano per cronosquadre nei propri territori, alberghi che chiudono prenotazioni a un anno di distanza.

Per chi scommette, leggere il Giro come ecosistema significa due cose pratiche. La prima: rispettare la qualità informativa che gira intorno alla corsa. Quando l’investimento mediatico è di questa portata, la quantità di indizi pre-tappa – interviste tecniche, meteo, dichiarazioni dei direttori sportivi – è enorme. Chi sa filtrare quel rumore trova edge. La seconda: capire che il Giro non vive di una sola stagione. Le decisioni di percorso del 2026 sono già state prese guardando i numeri 2025. Le tappe spettacolari tornano, quelle poco viste vengono rimodulate, le partenze estere vengono confermate.

L’ultimo punto è il rapporto fra impatto sociale e responsabilità di chi opera nel betting. Quando un evento muove 2,1 miliardi di valore economico e 79 milioni di valore sociale, chi vi costruisce sopra mercati di scommesse ha un obbligo etico oltre che regolatorio. Il quadro normativo italiano – concessioni ADM, divieto di pubblicità del Decreto Dignità, presidi sull’integrità – esiste anche per proteggere il valore di sistema che eventi come il Giro generano. Per noi che scommettiamo, è un invito a comportarci all’altezza dell’ecosistema in cui operiamo. Tenere quella consapevolezza significa scommettere meglio.

Quanto vale economicamente il Giro d’Italia secondo Banca Ifis?

Il rapporto Ifis Sport del 2025 quantifica l’impatto economico complessivo del Giro d’Italia in 2,1 miliardi di euro nei 580 Comuni attraversati, più 79 milioni di euro di impatto sociale. Il moltiplicatore di valore è 2,8x: per ogni euro investito ne vengono restituiti quasi tre in benefici alla collettività.

Da cosa è composto il fatturato del Giro d’Italia?

Secondo l’analisi di Sport e Finanza del 2025, il modello economico del Giro poggia per circa il 45% sulle sponsorizzazioni, con un peso minore dei diritti televisivi rispetto al Tour de France. La produzione tv 2025, in partnership EMG Italy e RCS Sport, ha richiesto 50 mezzi e 20 telecamere per un investimento di 5,5 milioni di euro.

Quanti spettatori dal vivo segue il Giro d’Italia?

Banca Ifis ha quantificato gli spettatori dal vivo del Giro 2025 in 2,3 milioni di persone, in crescita del 4,5% rispetto al 2024. La spesa media a persona stimata è di 110 euro, e la partenza estera da Tirana ha ricevuto giudizi positivi dal 90% degli intervistati.

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